I racconti che più volentieri ascoltavo da mia nonna erano quelli che parlavano della sua infanzia, in anni lontanissimi ormai, gli anni della Prima Guerra Mondiale, quando arrivare a Rieti dai paesi delle montagne reatine era un viaggio e arrivare fino a Roma un miraggio!
Mia nonna raccontava che quando aveva 9-10 anni, nel 1918 o nel 1919, accompagnava , assieme a sua sorella, il suo nonno nel pesante lavoro di mandriano. Faceva , infatti il vaccaro di un signorotto locale , grande proprietario di terra e bestiame. E mi raccontava che quando scendeva la prima neve , la “settembrina”, le vacche dovevano essere riportate nella pianura dai pascoli d’altura della Vallonina.
Più o meno dove oggi sorge il Rifugio Vallonina , vi era un antico bivacco costruito dai pastori , in un punto strategico per il controllo del bestiame che scendeva dalla vallata e al riparo dalle eventuali piene del Torrente Tascino.
Proprio da quelle parti secoli addietro sorgeva un antico Monastero Agostiniano, di cui oggi, miracolosamente, ancora si conservano alcuni resti.
Era l’antico e potente Convento agostiniano di Sant’Egidio, potentissimo nei secoli e garante per tutto il XVI delle popolazioni raccolte nella Rocca di Valle Leonina (un’antica fortificazione di cui ancora oggi si conserva qualche resto e che è nota come Torre Vallonina). Ed erano molte quelle genti che di passaggio transitavano per di là e lasciavano offerte a Sant’Egidio; infatti l’antica Via di collegamento tra Leonessa e Rieti passava proprio per i monti di fronte, per i Monti di Versanello, dove pure sorgeva un antico ospedale presso i prati di San Bartolomeo ( che anch’esso conserva qualche resto) e per i monti d’intorno del Passo La Fara dove erano molte le fortificazioni.
Molte leggende nacquero su quegli antichi ruderi, venerazione e timore, sacro e profano si confusero assieme in riti propiziatori per boscaioli e pastori.
Così, mia nonna raccontava che i pastori e i mandriani si fermavano sui resti del monastero per pregare e supplicare che gli spiriti dei monaci vegliassero sulle mandrie e sui vaccari che dovevano tornare incolumi nelle stalle e dalle famiglie. Così, il silenzio di quegli antichi ruderi non doveva essere disturbato e un alone di sacralità e timore ne delineava il perimetro. Perchè se il sonno eterno dei monaci veniva disturbato questi si sarebbero infuriati e si sarebbero uditi intonare con rabbia i canti sacri e i torrenti della Vallonina si sarebbero ingrossati portando via le mandrie e i mandriani e la neve sarebbe scesa copiosa a segnare disgrazie future per quanti sarebbero stati superstiti.
Oggi quel Convento c’è ancora, é una delle immense ricchezze nascoste della Vallonina di cui, però, si tace per invece propagandare altro turismo, quello che non rispetta neppure il silenzio secolare che per generazioni e generazioni è stato devotamente osservato, quello chiassoso e distruttivo dei monti.
Sono ricchezze nascoste apparentemente solo da qualche faggio, sicuramente però sono nascoste da volontà politiche che, ahimè, le chiudono nel dimenticatoio per far spazio alla modernità chiassosa, inquinante e distruttiva e…con un futuro (ammesso e non concesso che garantisca un minimo di prensente!) assai più breve di quello di tanta storia secolare che l’antica e meravigliosa Valle Leonina ad ogni angolo di bosco racconta.

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