Alla ribalta delle cronache nazionali , in questi giorni il comune di Leonessa si prepara al voto che lo dovrebbe portare a cambiare amministrazione regionale in favore dell’Umbria.
La solita storia di montagna: tanti interessi economici, qualche interesse politico, tanta propaganda, un paese montano e una montagna e una vallata che hanno la colpa di essere gioielli ambientali di valore immenso, che però stanno nella regione sbagliata!!
Beh, non voglio perder tempo a narrare le vicende politiche che hanno portato a questo voto referendario, basterà dire che è una storia pietosa, o forse penosa e lascerò il lettore documentarsi per suo conto; quella che invece mi preme raccontare è una storia un poco antica, credo ormai dimenticata dai più, e che ancora una volta mi convince come la storia si ripeta e come, ahimè, la gente e ancor prima i governanti non badino quasi mai alle lezioni che la storia e la cultura popolare ci danno costantemente.
Quando ero bambino un vecchio barbuto tagliaboschi e pastore del mio paese d’origine, che era più vecchio di qualsiasi vecchio che abbia mai conosciuto e che è rimasto nella mia mente come la figura del vecchio cantastorie ubriaco di vino e di vita , di storie di lupi , di streghe e briganti, un pò Omero e forse un pò Mauro Corona, mi raccontò un aneddoto che non ho mai capito ma che oggi mi è balzato in mente in tutto il suo significato!!
<< Un giorno, due grossi e affamati cani s’incontrarono alla fonte dell’acqua La Tavola sui Monti di Versanello ( sull’antico e combattuto confine tra Papato e Regno delle due Sicilie), l’uno era per il papa, l’altro era per il re. Quello papalino trovò una grossa lepre e baldanzoso e orgoglioso ne faceva bella mostra all’altro. Quello del Regno, molto furbo, per fargli mollare la preda gli chiese con decisione: “non te conoscio, de dò si?”. e l’altro tutto orgoglioso: “so de lu Papa!!” e spalancando la bocca mollò la preda che subito il cane regnicolo afferra con destrezza. A questo punto il cane papalino tentò la stessa tattica e chiese: “ma tu chi è? de do sì?”; e il cane del regno: “so de lu rregno!” rispone digrignando i denti e stringendo la lepre più forte!
Ma fu allora che un lupo, che aveva osservato la scena da dietro un albero, saltò tra i due e dicendo “IO INVECE NON SO NÈ DE LU PAPA NÈ DE LU REGNO, IO SO DE LI MONTI!” li scannò entrambe in men che non si dica,si prese la lepre e se ne tornò tra i boschi.
La questione dei confini in quel di Leonessa è annosa nel vero senso della parola! Per secoli le popolazioni pedemontane di questi luoghi si sono AMMAZZATE (ahimè, non esagero !!!)per una invisibile linea di confine che correva per le creste e le coste che convergono sulla punta del monte che si chiama Corno.
Dopo il XIV secolo queste montagne, allora infestate da lupi e banditi che fuggivano la legge e la società che si andava urbanizzando, divennero un obbligato crocevia di floridi traffici economici tra il Regno e il Papato, tanto che vi nacquero rocche e fortezze che la toponomastica ancora ricorda (Cima d’Arme, la Doganella, i Castiglioni, Passo La Fara). E Leonessa nacque proprio per garantire il confine del Regno verso Nord. Non furono “guerricciole” tra montanari, ma vere e proprie questioni di stato che si protrassero per secoli e che cosparsero questi crinali di tanto sangue . Fu così che solo nel 1855 il confine di Collelungo fu finalmente definito. Vennero assoldate orde di artigiani, di mulattieri, di falegnami, di intagnatori e di zappatori che col proprio sudore e lavoro dovevano riscattare i secoli di sangue versato; e così, con buona pace di Papa e regno, di leonessani, di riutrani, di poiani e cantaliciani , vennero erette quelle colonnette di pietra che ancora oggi in qualche caso si incontrano .
La storia però fu impietosa…era il 1855, dicevo, tutto quel sangue e quel lavoro inutile servì per un confine di stato destinato a durare soli 5 anni: nel 1860 l’unità d’Italia mise fine all’uno e all’altro regno…e quelle colonnette restarono solo ad imperitura memoria della stupidità umana.
150 anni dopo, Leonessa si ripresenta a chiedere di ritirare i confini!! Non ho la presunzione di conoscere il futuro, ma l’umilità di ascoltare e cercare d’ imparare dal passato.
Spero solo che tanto clamore dalle pianure ai piedi del Tilia e del Cambio non si risolva tra qualche anno con un drammatico nulla di fatto…magari perchè il riscaldamento terrestre esiste davvero, anche se oggi da queste parti abbiamo ancora la neve e sogni di possibili crocevia di soldi e sciatori…semprechè dietro quei sogni non si nasconda un lupo come quello della fonte dell’Acqua La Tavola ….

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La colonnetta di confine n° 470, sulla vetta 1700m di Collelungo, guardando verso il terminillo, il Cambio e il Monte Corno

colonnetta 470

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