Vallonina…facciamo il punto!

20 10 2008

Ho ritenuto opportuno modificare alcune parti di questo articolo perchè scritte su presupposti rivelatisi infondanti e soprattutto non veritieri. Il resto è bene che rimanga perchè accanto allo sci è bene che si pensi anche a turismo “alternativo”.


La settimana che si è appena chiusa  ha visto l’animarsi del dibattito sul referendum secessionista leonessano e sulla questione del progetto ISIC sugli impianti di sci in Vallonina.

Sul banco della discussione , che poi è stata l’aula del Consiglio Provinciale e del Consiglio Regionale, si sono ritrovate le solite posizioni, immutate e , a quanto pare immutabili; tuttavia sono anche  emerse ufficialmente importanti novità.

Prima tra tutte queste novità è  l’ufficialità della realizzazione di quello che è noto come “Progetto dello Scavalco”, vale a dire nuovi impianti di risalita e piste da sci che metteranno in comunicazione le stazioni sciistiche di Pian de’ Valli (Terminillo) e Campo Stella (Leonessa) attraverso il ripristino di piste abbandonate , come la Cardito Nord, e nuove realizzazioni sul versante Nord dei Sassetelli e sul versante del Comune di Cantalice.

Sul sito del Comitato per gli impianti di Campo Stella è presente una documentazione  molto chiara e dettagliata che mostra l’ampliamento ed ammodernamento  del bacino sciistico di Campo Stella, con proiezione verso Terminillo Pian de’ Valli e Cantalice (zona Rifugio Castiglioni). Tutto il bacino ha e avrà una esposizione Nord  e Nord-Ovest.

Si tratta di un progetto importante, non solo per Leonessa ma anche per gli altri territori interessati e che mette in comunicazione, e forse è il progetto che può salvare le economie del Terminillo. Certo, non è “ad impatto zero”, come non può esserlo alcun impianto di sci, però SI TRATTA DI UN PROGETTO AMPIAMENTE SOSTENIBILE da parte degli ecosistemi su cui va ad incidere. Infatti, a differenza del progetto ISIC non sono previsti Rifugi in quota (dunque non sono previste fogne o comunque insediamenti stabili e l’inquinamento che , a mio parere , ad essi è correlato e che porterebbero a monte delle falde acquifere del Terminillo), non sono previsti bacini artificiali per l’innevamento (mi domando se tutta l’acqua necessaria la prelevino dalle falde che alimentano le sorgenti che ci dissetano!!! paradossale che negli anni inc ui l’acqua diventa sempre più scarsa, sempre più cara e sempre più ambita e richiesta noi la buttiamo – modificata con preparati chimici – per far la neve per sciare), non è previsto, per farla brave, uno sfruttamento intensivo della montagna , ma invece una sfruttamento SOSTENIBILE . Peraltro, la zona per così dire “più pregiata”,  naturalisticamente parlando con riferimento all’ecosistema che vi si trova ed anche con riferimento alle  potenzialità economiche, turistiche e sportive che offre (è la zona in cui si svolge la Terminillo Sky-Race ed  in cui è notevole la presenza di bestiame al pascolo) vede, come da progetto, la presenza di soli impianti di collegamento con praticamente nessuna o scarsa necessità di disboscamento (è una zona in quota , sopra i 1700 metri), però garantendo collegamento tra gli impianti di Pian de’ Valli (la Cardito Nord, finalmente riaperta!!!) e gli impianti di Leonessa.

Insomma,penso che sia un progetto valido, l’unico in grado di offrire un serio ampliamento delle economie montane collegate allo sci di Leonessa e Terminillo  e, al tempo stesso, l’unico progetto di notevole portata tale però da essere sostenibile dagli ecosistemi su cui va ad incidere.

Se effettivamente, come pare, questo progetto vedrà la luce , merito andrà dato in primis al Comitato Impianti Campo Stella che con le proprie forze e passione ha tenuto viva e forte una realtà piccola e spesso abbandonata da chi avrebbe dovuto , invece, aiutarla. Per quanto mi riguarda, il Comitato merita già tutta la mia stima per aver saputo proporre finalmente al Terminillo un progetto di ampiamento sciistico  alternativo alle cementificazioni delle vallate e alla non curanza per gli ecosistemi che sono la nostra reale ricchezza.

Proprio dal discorso sull’ampliamento del bacino sciistico di Campo Stella e sul collegamento  con Pian de’ Valli , vorrei cominciare a disquisire sulle obiezioni che sono state sollevate dall’Amministrazione leonessana e in generale dal Comitato per il SI al referendum “secessionista”. A parte il fatto, mi pare ormai palese, che non altre motivazioni vengono addotte come necessità di cambiare Regione, se non , a mio modo di vedere, una sorta di “ripicca” con risvolti di natura politica nei confronti dell’Amministrazione della Regione Lazio, rea di aver negato le autorizzazioni per la realizzazione dell’imponente progetto ISIC (alias…secondo me…distruzione degli ecosistemi della Vallonina!), il dibattito infatti  è ormai solo incentrato su questa questione; a parte ciò, dicevo, sono state portate avanti delle argomentazioni, sempre secondo chi scrive, assolutamente incondivisibili, sia perchè a volte forse erronee, sia perchè a null’altro badavano se non a screditare l’Amministrazione di Provincia e Regione.

Andiamo per ordine:

Prima di tutto è bene chiarire che le aree di ampliamento del bacino sciistico di Campo Stella sono assolutamente ed incontrovertibilmente le zone del gruppo del Terminillo  dove è più facile che la neve “sopravviva” per tempi più lunghi, molto più a lungo di  quanto si dice per la neve in Vallonina, nonostante le quote inferiori. Le uniche zone ove , infatti, sarebbe necessario innevamento artificiale, sono quelle dell’Acquasanta, esposte ai venti e al sole, ma dove sono previsti solo gli impianti di collegmento con Pian de’ Valli e nessuna pista.

La zona della Valle dell’Organo , della Fonte di Rubbio,  del versante Nord del Monte Macchialaveta , delle Valli dell’Inferno e degli Angeli sono zone dove la neve caduta si conserva fino ai primi di Luglio!!!!Forse per microclimi particolari, forse per le caratteristiche morfologiche della valle dell’Organo (ben più stretta e raccolta della Vallonina), fatto sta che qui le nevi resitono facilmente più a lungo. Altro che quanto si dice, falsamente, per la Vallonina, dove la neve che si trova ancora in Giugno o più in là è solo neve svalangata, caduta dai crinali e dai pendii del Terminillo e dei Monti Iacci.

Queste fotografie sono  state scattate alla fine di Luglio 2008 e mostrano la zona sovrastante gli impianti di Campostella: i pendii Nord della Valle dell’Organo. La neve presente era ancora tanta, ed era neve sui pendii, dunque non neve portata dalle valanghe che si ritrova nelle conche naturali (come la valle della Meta dove è stato rinvenuto il “famoso” nevaio!), ma neve caduta!!! La valle dell’Organo è riparata dai venti caldi che arrivano da Sud-Ovest e la neve ha potuto mantenersi a lungo, fino alle calde piogge di Agosto. E si badi che i nevai erano molti e piuttosto grandi ancora il 30 Luglio!!! Ben altro, rispetto al ridicolo nevaio dei primi di Agosto nella Valle della Meta, tuttavia tanto pubblicizzato con euforia destinata a sparire con la stessa velocità con cui lo stesso nevaio si è sciolto.


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A me pare, dunque, che se la nevosità e la durata della neve caduta dovesse, si badi ammesso e non concesso , autorizzare la costruzione di nuove sky aereas, beh, nel nostro caso la Valle dell’Organo e il bacino sciistico di Campo Stella sarebbe un sito almeno valido quanto la Vallonina!

Dopo di che, le Amministrzioni locali ben conoscono , o dovrebbero ben conoscere ,i vincoli legislativi europei e di conseguenza nazionali che badano alla conservazione della Vallonina e che le stesse amministrazioni hanno ratificato!

Il fatto stesso che il progetto ISIC è stato bloccato è segno che esiste una normativa che lo vieta, o no??  Il fatto stesso che devo essere concesse autorizzazioni, che neppure ai tempi della “giunta amica” sono tempestivamente intervenute, è sintomo che vi sono dei vincoli normativi particolari, o no??

Ignorantia legis non excusat mi verrebbe da dire!

Fin troppo semplice, per il lettore, documentarsi sui motori di ricerca .

Poi è pur vero che ogni legge può essere modificata ma forse , almeno quando si tratta di vincoli sovrannazionali , sarebbe il caso di rifiutare logiche strumentali di partito e magari accettare il fatto che la legislazione sovrannazionale è davvero terza e che , come nel caso, se un area è particolarmente pregiata è un bene per tutti che non venga distrutta. Soprattutto quando esistono alternative, magari meno imponenti, ma di sicuro più attente al bene comune, rispetto al bene di pochi singoli.

Si è detto poi che a suo tempo il progetto è stato oggetto di mediazione con la Provincia, una sorta di scambio : ISIC ridimensionata (così da fare del progetto poco meno di uno scempio)da una parte, PARCO e SCAVALCO (per far contento il Terminillo) dall’altra. Ma che sorta di baratto era questo? Come può proporsi un parco su un territorio che sarebbe così tanto compromesso? a cosa servirebbe il parco? a frenare altre ipotesi di sviluppo? e far del Terminillo un monopolio ISIC? Che senso avrebbe un parco su un territorio così tanto compromesso? Si dice poi che neppure si sentono  più gli ambientalisti parlare del Parco del Terminillo, ma mi di domando di cosa si dovrebbe parlare visto che pare che il futuro dei Parchi italiani e delle Riserve Naturali sarà (ed è nei piani dell’attuale esecutivo) PRIVATO!

Beh, è una situazione davvero complicata e spero solo che non vi siano in ballo  ambizioni politiche che cavalcano facile populismo e tanta demagogia per nutrire altra ambizione politica…perchè è facile scaricar le colpe sulla fazione politica avversa ma poi tutto finisce sulle spalle della gente, e se poi i figli di questa gente berranno l’acqua inquinata e si troveranno montagne colme di schiamazzi e spazzatura ma vuote come lande desolate….tutto ciò pare che abbia poca importanza.

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Lo spirito dei monaci della Vallonina

26 09 2008

I racconti che più volentieri ascoltavo da mia nonna erano quelli che parlavano della sua infanzia, in anni lontanissimi ormai, gli anni della Prima Guerra Mondiale, quando arrivare a Rieti dai paesi delle montagne reatine era un viaggio e arrivare fino a Roma un miraggio!
Mia nonna raccontava che quando aveva 9-10 anni, nel 1918 o nel 1919, accompagnava , assieme a sua sorella, il suo nonno nel pesante lavoro di mandriano. Faceva , infatti il vaccaro di un signorotto locale , grande proprietario di terra e bestiame. E mi raccontava che quando scendeva la prima neve , la “settembrina”, le vacche dovevano essere riportate nella pianura dai pascoli d’altura della Vallonina.
Più o meno dove oggi sorge il Rifugio Vallonina , vi era un antico bivacco costruito dai pastori , in un punto strategico per il controllo del bestiame che scendeva dalla vallata e al riparo dalle eventuali piene del Torrente Tascino.
Proprio da quelle parti secoli addietro sorgeva un antico Monastero Agostiniano, di cui oggi, miracolosamente, ancora si conservano alcuni resti.
Era l’antico e potente Convento agostiniano di Sant’Egidio, potentissimo nei secoli e garante per tutto il XVI delle popolazioni raccolte nella Rocca di Valle Leonina (un’antica fortificazione di cui ancora oggi si conserva qualche resto e che è nota come Torre Vallonina). Ed erano molte quelle genti che di passaggio transitavano per di là e lasciavano offerte a Sant’Egidio; infatti l’antica Via di collegamento tra Leonessa e Rieti passava proprio per i monti di fronte, per i Monti di Versanello, dove pure sorgeva un antico ospedale presso i prati di San Bartolomeo ( che anch’esso conserva qualche resto) e per i monti d’intorno del Passo La Fara dove erano molte le fortificazioni.

Molte leggende nacquero su quegli antichi ruderi, venerazione e timore, sacro e profano si confusero assieme in riti propiziatori per boscaioli e pastori.
Così, mia nonna raccontava che i pastori e i mandriani si fermavano sui resti del monastero per pregare e supplicare che gli spiriti dei monaci vegliassero sulle mandrie e sui vaccari che dovevano tornare incolumi nelle stalle e dalle famiglie. Così, il silenzio di quegli antichi ruderi non doveva essere disturbato e un alone di sacralità e timore ne delineava il perimetro. Perchè se il sonno eterno dei monaci veniva disturbato questi si sarebbero infuriati e si sarebbero uditi intonare con rabbia i canti sacri e i torrenti della Vallonina si sarebbero ingrossati portando via le mandrie e i mandriani e la neve sarebbe scesa copiosa a segnare disgrazie future per quanti sarebbero stati superstiti.

Oggi quel Convento c’è ancora, é una delle immense ricchezze nascoste della Vallonina di cui, però, si tace per invece propagandare altro turismo, quello che non rispetta neppure il silenzio secolare che per generazioni e generazioni è stato devotamente osservato, quello chiassoso e distruttivo dei monti.
Sono ricchezze nascoste apparentemente solo da qualche faggio, sicuramente però sono nascoste da volontà politiche che, ahimè, le chiudono nel dimenticatoio per far spazio alla modernità chiassosa, inquinante e distruttiva e…con un futuro (ammesso e non concesso che garantisca un minimo di prensente!) assai più breve di quello di tanta storia secolare che l’antica e meravigliosa Valle Leonina ad ogni angolo di bosco racconta.

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La via de lu confine intra regnicoli e papalini…di Montagne, Stati, Regioni e confini antichi e moderni.

16 09 2008

Alla ribalta delle cronache nazionali , in questi giorni il comune di Leonessa si prepara al voto che lo dovrebbe portare a cambiare amministrazione regionale in favore dell’Umbria.
La solita storia di montagna: tanti interessi economici, qualche interesse politico, tanta propaganda, un paese montano e una montagna e una vallata che hanno la colpa di essere gioielli ambientali di valore immenso, che però stanno nella regione sbagliata!!
Beh, non voglio perder tempo a narrare le vicende politiche che hanno portato a questo voto referendario, basterà dire che è una storia pietosa, o forse penosa e lascerò il lettore documentarsi per suo conto; quella che invece mi preme raccontare è una storia un poco antica, credo ormai dimenticata dai più, e che ancora una volta mi convince come la storia si ripeta e come, ahimè, la gente e ancor prima i governanti non badino quasi mai alle lezioni che la storia e la cultura popolare ci danno costantemente.

Quando ero bambino un vecchio barbuto tagliaboschi e pastore del mio paese d’origine, che era più vecchio di qualsiasi vecchio che abbia mai conosciuto e che è rimasto nella mia mente come la figura del vecchio cantastorie ubriaco di vino e di vita , di storie di lupi , di streghe e briganti, un pò Omero e forse un pò Mauro Corona, mi raccontò un aneddoto che non ho mai capito ma che oggi mi è balzato in mente in tutto il suo significato!!

<< Un giorno, due grossi e affamati cani s’incontrarono alla fonte dell’acqua La Tavola sui Monti di Versanello ( sull’antico e combattuto confine tra Papato e Regno delle due Sicilie), l’uno era per il papa, l’altro era per il re. Quello papalino trovò una grossa lepre e baldanzoso e orgoglioso ne faceva bella mostra all’altro. Quello del Regno, molto furbo, per fargli mollare la preda gli chiese con decisione: “non te conoscio, de dò si?”. e l’altro tutto orgoglioso: “so de lu Papa!!” e spalancando la bocca mollò la preda che subito il cane regnicolo afferra con destrezza. A questo punto il cane papalino tentò la stessa tattica e chiese: “ma tu chi è? de do sì?”; e il cane del regno: “so de lu rregno!” rispone digrignando i denti e stringendo la lepre più forte!
Ma fu allora che un lupo, che aveva osservato la scena da dietro un albero, saltò tra i due e dicendo “IO INVECE NON SO NÈ DE LU PAPA NÈ DE LU REGNO, IO SO DE LI MONTI!” li scannò entrambe in men che non si dica,si prese la lepre e se ne tornò tra i boschi.

La questione dei confini in quel di Leonessa è annosa nel vero senso della parola! Per secoli le popolazioni pedemontane di questi luoghi si sono AMMAZZATE (ahimè, non esagero !!!)per una invisibile linea di confine che correva per le creste e le coste che convergono sulla punta del monte che si chiama Corno.
Dopo il XIV secolo queste montagne, allora infestate da lupi e banditi che fuggivano la legge e la società che si andava urbanizzando, divennero un obbligato crocevia di floridi traffici economici tra il Regno e il Papato, tanto che vi nacquero rocche e fortezze che la toponomastica ancora ricorda (Cima d’Arme, la Doganella, i Castiglioni, Passo La Fara). E Leonessa nacque proprio per garantire il confine del Regno verso Nord. Non furono “guerricciole” tra montanari, ma vere e proprie questioni di stato che si protrassero per secoli e che cosparsero questi crinali di tanto sangue . Fu così che solo nel 1855 il confine di Collelungo fu finalmente definito. Vennero assoldate orde di artigiani, di mulattieri, di falegnami, di intagnatori e di zappatori che col proprio sudore e lavoro dovevano riscattare i secoli di sangue versato; e così, con buona pace di Papa e regno, di leonessani, di riutrani, di poiani e cantaliciani , vennero erette quelle colonnette di pietra che ancora oggi in qualche caso si incontrano .
La storia però fu impietosa…era il 1855, dicevo, tutto quel sangue e quel lavoro inutile servì per un confine di stato destinato a durare soli 5 anni: nel 1860 l’unità d’Italia mise fine all’uno e all’altro regno…e quelle colonnette restarono solo ad imperitura memoria della stupidità umana.

150 anni dopo, Leonessa si ripresenta a chiedere di ritirare i confini!! Non ho la presunzione di conoscere il futuro, ma l’umilità di ascoltare e cercare d’ imparare dal passato.
Spero solo che tanto clamore dalle pianure ai piedi del Tilia e del Cambio non si risolva tra qualche anno con un drammatico nulla di fatto…magari perchè il riscaldamento terrestre esiste davvero, anche se oggi da queste parti abbiamo ancora la neve e sogni di possibili crocevia di soldi e sciatori…semprechè dietro quei sogni  non si nasconda un lupo come quello della fonte dell’Acqua La Tavola ….
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La colonnetta di confine n° 470, sulla vetta 1700m di Collelungo, guardando verso il terminillo, il Cambio e il Monte Corno

colonnetta 470

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